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Approvati dal Governo sette nuovi decreti di attuazione di norme europee

  venerdì 10 agosto 2018 - 17:40:08 | Eurolegal.it

Il Consiglio dei Ministri n. 14 dell’8 agosto 2018 ha approvato sette decreti legislativi di adeguamento dell’ordinamento interno alla normativa europea. Tra questi il decreto legislativo recante “Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, e che abroga la direttiva 95/46/CE", quello concernente le "Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, relativo agli abusi di mercato e che abroga la direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e le direttive 2003/124/CE, 2003/125/CE e 2004/72/CE della Commissione" e quello di "Attuazione della direttiva (UE) 2016/1164 del 12 luglio 2016 del Consiglio recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno e della direttiva (UE) 2017/952 del 29 maggio 2017 del Consiglio recante modifica della direttiva (UE) 2016/1164 relativamente ai disallineamenti da ibridi".

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Nei rinvii pregiudiziali alla Corte Ue il giudice nazionale deve anonimizzare i dati
Articolo di Marina Castellaneta sul Sole24Ore del 3.8.2018

  venerdì 03 agosto 2018 - 12:51:00 | Eurolegal.it

Protezione dei dati personali rafforzata nei procedimenti pregiudiziali dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Con le nuove "Raccomandazioni all'attenzione dei giudici nazionali, relative alla presentazione di domande di pronuncia pregiudiziale" (pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea C 257), che sostituiscono quelle del 2016, la Corte è intervenuta a rafforzare la cooperazione tra giudici interni e giudici Ue anche nel segno della tutela dei dati personali e di una maggiore digitalizzazione nel procedimento.
In particolare, nel fornire le indicazioni pratiche sulla forma e sul contenuto delle domande pregiudiziali, sono state interpretate le regole per favorire una maggiore tutela dei dati personali, tenendo conto che, in base all'articolo 23 del Protocollo n. 3 dello Statuto della Corte Ue, la decisione di Lussemburgo deve essere pubblicata in tutte le lingue ufficiali dell'Unione. Di qui una maggiore tutela delle persone fisiche coinvolte.
Di conseguenza, il giudice nazionale che solleva la questione pregiudiziale e che "è il solo a disporre di una conoscenza integrale del fascicolo trasmesso alla Corte" deve farsi carico degli obblighi di protezione dei dati e procedere all'anonimizzazione "dei nomi delle persone fisiche menzionate nella domanda o interessate dal procedimento principale, nonché a occultare gli elementi che potrebbero consentire di identificarle".
La necessità di un obbligo a monte, a carico dei tribunali interni, è dovuta - scrive la Corte - alla circostanza che le tecnologie dell'informazione e il ricorso costante ai motori di ricerca renderebbero "priva di utilità un'anonimizzazione effettuata dopo il deposito della domanda di pronuncia pregiudiziale e, a fortiori, dopo la notifica di quest'ultima agli interessati di cui all'articolo 23 dello Statuto e alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea della comunicazione relativa alla causa considerata".
Questo porterà anche a una rivoluzione nel tradizionale metodo di citazione della causa perché, se coinvolte persone fisiche, non potranno più essere indicati i nomi delle parti ma solo le iniziali. Una limitazione che, invece, non si applicherà alle persone giuridiche. Precisato che spetta al giudice nazionale - che si trova nella posizione migliore per valutare in quale fase effettuare il rinvio - decidere il momento più idoneo per rivolgersi a Lussemburgo, la Corte ha evidenziato che, per gli effetti della pronuncia, spetta, in ogni caso, al giudice del rinvio "trarne le conseguenze concrete, disapplicando all'occorrenza la norma nazionale giudicata incompatibile con il diritto dell'Unione".
Tra i suggerimenti per assicurare una corretta amministrazione della giustizia è richiesto che il rinvio pregiudiziale sia deciso dopo un contraddittorio tra le parti. Le raccomandazioni contengono un allegato con l'individuazione degli elementi essenziali per la domanda in via pregiudiziale, che potrà essere trasmessa per via telematica o per posta.

Fonte: http://quotidianodiritto.ilsole24ore.com/art/comunitario-e-internazionale/2018-08-02/nei-rinvii-pregiudiziali-corte-ue-giudice-nazionale-deve-anonimizzare-dati-200418.php?uuid=AE5PeSWF

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Giustizia, 1.400 giorni per un giudizio civile. Italia fanalino di coda UE
Articolo di Beda Romano sul Sole24Ore del 28.5.2018

  martedì 29 maggio 2018 - 09:55:04 | Eurolegal.it

A qualche giorno dalla pubblicazione la settimana scorsa di nuove raccomandazioni-paese, la Commissione europea ha pubblicato stamani il rapporto annuale sullo stato della giustizia nell’Unione Europea. L’Italia si conferma uno dei paesi nei quali l'amministrazione giudiziaria è più inefficiente e poco indipendente.
Il rapporto quest'anno giunge mentre l'esecutivo comunitario sta facendo i conti con il rispetto dello stato di diritto in alcuni paesi dell'Est Europa.
Erano necessari 1.400 giorni in Italia nel 2016 per ottenere un giudizio in terzo grado in campo commerciale e civile. Il dato è il peggiore dell'Unione, tenuto conto che mancano statistiche sia per Cipro che per il Regno Unito. La Grecia fa poco meglio, poiché erano necessari quasi 1.200 giorni per ottenere un secondo grado di giudizio, sempre nel 2016. Quanto a un giudizio in primo grado, erano necessari in Italia oltre 500 giorni, in leggero calo rispetto al 2014-2015, ma in aumento rispetto al 2010.
I dati sono certamente migliori quando si tratta di decisioni relative alla protezione dei consumatori da parte delle autorità competenti. In questo caso l'Italia rispetta la media europea, inferiore ai 200 giorni. Lo stesso non può dirsi per quanto riguarda l'indipendenza della magistratura. La percezione dell'opinione pubblica è peggiore solo in Bulgaria, in Slovacchia e in Ungheria. Addirittura è migliore in Polonia, un paese nel quale è in dubbio lo stato di diritto.
La percezione di una bassa indipendenza della magistratura italiana è dovuta a presunte pressioni politiche ed economiche. La commissaria alla giustizia Vera Jourova ha ricordato oggi che Bruxelles ha proposto di recente un regolamento che prevede la sospensione, la riduzione o particolari restrizioni all'uso di fondi comunitari nel caso di violazione dello stato di diritto. L'iniziativa dovrà essere discusso nel quadro del negoziato in vista di un nuovo bilancio comunitario 2021-2027.
L'Italia è parte di un gruppo di paesi, per lo più dell'Europa dell'Est, che riceve denaro comunitario per modernizzare il proprio sistema giudiziario. Il programma, relativo al periodo 2007-2023, prevede aiuti per un totale di 900 milioni di euro. In Italia, il denaro viene utilizzato per velocizzare l'iter giudiziario, ristrutturare le infrastrutture fisiche, digitalizzare le attività dell'amministrazione. Gli unici paesi ex Europa dell'Est a beneficiare dello stesso programma sono la Spagna e la Grecia.
“Una giustizia penale più efficiente potrebbe migliorare la repressione della corruzione – si legge nelle raccomandazioni-paese italiane pubblicate la settimana scorsa -. Nel 2014, l'Italia aveva nell'Unione il numero più elevato di cause penali in entrata e pendenti in secondo e terzo grado (…) Incentivare il ricorso a procedimenti abbreviati e scoraggiare gli abusi del processo potrebbe pertanto contribuire a rendere più efficaci la giustizia penale e la lotta contro la corruzione”.

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-28/giustizia-1400-giorni-un-giudizio-civile-italia-fanalino-coda-ue-111355.shtml

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In vigore i nuovi parametri forensi

  sabato 28 aprile 2018 - 09:19:57 | Eurolegal.it

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.96 del 26 aprile 2018 (ed è in vigore dal 27 aprile 2018) il Decreto Ministeriale 8 marzo 2018 n.37 riguardante il Regolamento recante modifiche al decreto 10 marzo 2014, n. 55, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense, ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247. La nuova normativa prevede una specifica tabella per le fasi di mediazione e di negoziazione assistita, un aumento percentuale del compenso per ogni ulteriore parte assistita con la stessa posizione processuale, delle modifiche per i compensi nei procedimenti arbitrali sia rituali che irrituali (ora applicabili per ogni singolo arbitro), un incentivo qualora l’attività professionale sia stata esercitata con particolari tecniche informatiche idonee ad agevolare la consultazione dell'atto e dei documenti allegati, oltre ad alcune precisazioni e modificazioni in merito alla liquidazione in ambito penale ed amministrativo.

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Un caso di eccellenza nell'organizzazione giudiziaria

  venerdì 13 aprile 2018 - 11:12:54 | Eurolegal.it

Sulla rivista on-line questionegiustizia.it il Dott. Giuseppe Airò, Presidente di sezione presso il Tribunale di Monza, illustra l'eccellente esperienza di organizzazione del lavoro di rete fra PP.AA (avviata con Progetto Fse Innova-Giustizia) in funzione della tutela dei diritti dei soggetti deboli, per i quali è stata avviata procedura di amministrazione di sostegno.
L'esperienza narrata nell'articolo, denominata "Progetto Volgi", è particolarmente utile perchè consente di delineare gli steps da seguire per replicarla anche in altre realtà territoriali. Il dato di partenza è proporre il Tribunale come agente del cambiamento e motore dell'innovazione a risorse date. La collaborazione inter-istituzionale (realizzata a Monza attraverso la creazione di un “Tavolo della giustizia” fra diversi enti) ha consentito di ottenere risultati non solo in termini di efficienza del sistema, ma anche in termini di riduzione della spesa pubblica, con ricadute positive in termini di fiducia nell’ufficio giudiziario da parte dei fruitori del servizio innovativo introdotto ed addirittura offrendo nuove opportunità lavorative per il terzo settore.
Naturalmente ciò è avvenuto grazie alla sapiente programmazione del progetto di rete ed all'impegno delle individualità inserite nelle organizzazioni coinvolte. L'articolo infatti evidenzia che la rotazione degli incarichi, i pensionamenti ed i trasferimenti sono fattori che rallentano la "sistemizzazione" delle buone prassi.

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