Dal 24 maggio partiranno le notifiche dirette (ex lege 53/1994) a mezzo PEC

  sabato 11 maggio 2013 - 20:29:45 | Eurolegal.it

Questa volta dovrebbe essere vero. Avevamo dato la notizia in questo post, poi smentita in quest'altro. Stavolta però dal 24 maggio, data di entrata in vigore del decreto 3 aprile 2013 n. 48 (di cui abbiamo parlato nel precedente post) sarà davvero possibile, per gli avvocati abilitati alla notifica diretta ex lege 53/1994, notificare ad altri avvocati ed anche a terzi gli atti giudiziari civili (naturalmente a condizione che si rispettino tutte le indicazioni della novellata legge 21 gennaio 1994 n. 53 e si depositi correttamente la struttura completa della PEC al momento dell'iscrizione a ruolo, per evitare eccezioni di sorta, a cui comunque a nostro avviso si potrebbe validamente replicare con solidi argomenti giuridici).
L'interpretazione che noi diamo al decreto 3 aprile 2013 n. 48 è che esso sia il "decreto per l’adeguamento delle regole tecniche" da adottarsi "entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di Stabilità 2013" di cui parla il comma 1-bis dell'art.9 della L.53/1994.
Ora il detto decreto 3 aprile 2013 n. 48 dice chiaramente che la procura alle liti può essere allegata al messaggio PEC, per cui la prassi da adottare, per gli atti introduttivi, dovrebbe (a nostro avviso) essere la seguente: creare un messaggio di PEC con oggetto "Notificazione di atto giudiziario ai sensi della legge n.53 del 1994" e con contenuto la relata di notifica redatta ai sensi della detta legge 21 gennaio 1994 n. 53 (sostituendo l'indicazione dell'Ufficio Postale con l'indicazione della modalità telematica di cui all'art.3-bis della L.53/1994); a tale messaggio PEC così composto allegare l'atto di citazione in PDF firmato digitalmente (ed un medesimo PDF puro, quale atto di cortesia per una più agevole lettura della controparte) oltre alla procura alle liti (qualora non già inserita nell'atto) in PDF firmato digitalmente (ed il medesimo PDF puro, quale atto di cortesia per una più agevole lettura della controparte). Dopodichè spedire il tutto a mezzo PEC all'indirizzo PEC del destinatario avendo l'accortezza di richiedere la ricevuta completa (prevista ora dal nuovo art.18 del D.M. 44/2011).
Infatti la legge di Stabilità 2013 (legge 24 dicembre 2012 n. 228 in G.U. 29.12.2012) ha modificato il comma 12 dell’art.16 del D.L. 18 ottobre 2012 n.179 nei termini seguenti: “L’elenco formato dal Ministero della giustizia è consultabile esclusivamente dagli uffici giudiziari, dagli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, e dagli avvocati”. Per cui così come l'avvocato-curatore fallimentare, nella qualità di pubblico ufficiale, può già spedire a mezzo PEC gli avvisi ex art.92 L.F. alle PEC dei creditori (attingendo gli indirizzi PEC dal registro delle imprese), alla stessa maniera potrà operare l'avvocato abilitato alla notifica diretta (asseverando l'atto alla stregua di un pubblico ufficiale ai sensi dell'art.6 della L.53/1994 ed attingendo gli indirizzi PEC dal registro delle imprese e dagli altri registri pubblici ora a lui accessibili).

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Modificato l'art.18 del D.M. Giustizia 44/2011

  venerdì 10 maggio 2013 - 15:16:08 | Eurolegal.it

Con decreto 3 aprile 2013 n. 48 (in G.U. n. 107 del 9.5.2013) il Ministero della Giustizia ha modificato l'articolo 18 del decreto 21 febbraio 2011 n. 44.
Il nuovo testo, che entrerà in vigore dal 24.5.2013, è il seguente:

«Articolo 18 (Notificazioni per via telematica eseguite dagli avvocati)

1. L'avvocato che procede alla notificazione con modalita' telematica ai sensi dell'articolo 3-bis della legge 21 gennaio 1994, n. 53, allega al messaggio di posta elettronica certificata documenti informatici o copie informatiche, anche per immagine, di documenti analogici privi di elementi attivi e redatti nei formati consentiti dalle specifiche tecniche stabilite ai sensi dell'articolo 34.
2. Quando il difensore procede alla notificazione delle comparse o delle memorie, ai sensi dell'articolo 170, quarto comma, del codice di procedura civile, la notificazione e' effettuata mediante invio della memoria o della comparsa alle parti costituite ai sensi del comma 1.
3. La parte rimasta contumace ha diritto a prendere visione degli atti del procedimento tramite accesso al portale dei servizi telematici e, nei casi previsti, anche tramite il punto di accesso.
4. L'avvocato che estrae copia informatica per immagine dell'atto formato su supporto analogico, compie l'asseverazione prevista dall'articolo 22, comma 2, del codice dell'amministrazione digitale, inserendo la dichiarazione di conformita' all'originale nella relazione di notificazione, a norma dell'articolo 3-bis, comma 5, della legge 21 gennaio 1994, n. 53.
5. La procura alle liti si considera apposta in calce all'atto cui si riferisce quando e' rilasciata su documento informatico separato allegato al messaggio di posta elettronica certificata mediante il quale l'atto e' notificato. La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche quando la procura alle liti e' rilasciata su foglio separato del quale e' estratta copia informatica, anche per immagine.
6. La ricevuta di avvenuta consegna prevista dall'articolo 3-bis, comma 3, della legge 21 gennaio 1994, n. 53 e' quella completa, di cui all'articolo 6, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68.».

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Il Primo Presidente della Cassazione Santacroce si esprime a favore dell'arbitrato

  venerdì 10 maggio 2013 - 10:57:25 | Eurolegal.it

Nel saluto introduttivo reso durante il Convegno della Corte Arbitrale Europea (Delegazione del Lazio) il Primo Presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce (già Presidente della Corte d'Appello di Roma) si è espresso a favore dell'arbitrato e degli strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie. Il suo speech integrale è stato riportato da Federalismi.it. Di seguito un suo breve estratto:

E’ chiaro che la pronuncia della Consulta non tocca il merito della scelta dell’istituto e, quindi, non ne sancisce la fine, così come non fa cessare la funzionalità dei numerosi organismi di mediazione abilitati, in primis di quelli forensi. Non a caso nella Relazione Finale del Gruppo di Lavoro sulle riforme istituzionali istituita il 30 marzo 2013 dal Presidente Napolitano, nel capitolo V dedicato all’amministrazione della giustizia, tra gli obiettivi da perseguire nel settore della giustizia civile, si indica “l’instaurazione effettiva di sistemi alternativi (non giudiziari) di risoluzione delle controversie, specie di minore entità, anche attraverso la previsione di forme obbligatorie di mediazione (non escluse – si dice – dalla pronuncia costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità della mediazione obbligatoria solo per motivi formali, per carenza di delega, e non per altre ragioni come si paventava). La proposta dei saggi di reintrodurre l’obbligatorietà della mediazione civile e commerciale è stata accolta con favore dall’Unioncamere, che, per bocca del suo vicesegeretario generale, non ha esitato a dichiarare che il sistema camerale è pronto a mettere la propria esperienza a disposizione del Paese affinché il ritorno all’obbligatorietà possa essere solido ed efficace, superando quelle resistenze che in passato l’avevano ostacolata. Ma apprezzamenti ugualmente positivi ha espresso il vice-presidente di Assomediazione, che è l’associazione che raccoglie il maggior numero di organismi di mediazione e di enti di formazione, regolarmente iscritti nel Registro presso il Ministero della Giustizia. Da parte mia non ho mancato di far presente nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario del 2013 che c’è da sperare che le competenze acquisite finora non andranno disperse, soprattutto se il legislatore riuscirà ad apportare i giusti correttivi per calibrare al meglio questo modo di risoluzione alternativa delle controversie civili e commerciali, perfezionandone la funzionalità (se del caso, restringendolo rispetto a materie non idonee, come le successioni e i contratti assicurativi, e cambiando i criteri di scelta dei mediatori) e gli avvocati, riscoprendo l’utilità e l’indispensabilità dell’istituto, sapranno dar vita a un ciclo nuovo, convincendosi una buona volta che la mediazione è davvero necessaria per lo snellimento della giustizia civile.

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Le tabelle parametriche approvate dal CNF nella seduta del 3 maggio scorso

  giovedì 09 maggio 2013 - 19:04:23 | Eurolegal.it

Avevamo accennato all’approvazione da parte del CNF della proposta sui nuovi parametri forensi in questo post; ora sono state pubblicate le relative tabelle ed il decreto contenente la parte normativa per la loro applicazione.
Le tabelle parametriche sono 39 per il civile ed 1 per il penale, suddivise in 6 scaglioni di valore esattamente corrispondenti a quelli del contributo unificato; ciascuna di esse individua 5 fasi procedurali (la prima di studio della controversia, la seconda introduttiva del giudizio, la terza istruttoria e/o di trattazione, la quarta decisionale e la quinta relativa ad un compenso per prestazioni post-decisione).

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Il CNF smentisce il Ministero sull'applicabilità dell’art.28 co.2 L.247/2012

  martedì 07 maggio 2013 - 21:29:37 | Eurolegal.it

Avevamo parlato della querelle in questo post. Ora il CNF, in una nota interpretativa della L.247/2012 inviata all’Ufficio Libere professioni del Ministero, ha ribadito che in caso di dimissioni per sopravvenuta incompatibilità dei Consiglieri dell’Ordine, il subentro deve essere disciplinato secondo le regole del vecchio ordinamento e dunque procedendo a elezioni suppletive.
Fino al pieno regime della citata L.247/2012 che innova fortemente anche la disciplina sui Consigli dell’Ordine e la materia elettorale, la stessa legge prescrive nella norma transitoria (art. 65, comma 1) che “fino alla data di entrata in vigore dei regolamenti previsti nella presente legge, si applicano se necessario e in quanto compatibili le disposizioni vigenti non abrogate, anche se non espressamente richiamate”.
Il CNF ha dunque invitato il Ministero a rivedere la posizione assunta con la sua recente circolare (di cui avevamo parlato nel nostro precedente post) nella quale aveva ritenuto applicabile alla fattispecie l’art.28 comma 2 della L.247/2012, che prescrive il subentro dei primi dei non eletti. Per il CNF la soluzione suggerita dal Ministero non sarebbe perseguibile perché la materia che governa la composizione dei Consigli dell’ordine è ricompresa tra quelle che necessitano di una fonte subprimaria attuativa ed avrebbe la conseguenza di potenziare gli effetti di elezioni avvenute secondo regole diverse da quelle di cui alla L.247/2012, con effetti non conoscibili da coloro che hanno esercitato, a suo tempo, il diritto di elettorato attivo.

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