I servizi telematici attivi nel Tribunale di Firenze

  sabato 21 aprile 2012 - 18:05:46 | Eurolegal.it

Il Tribunale di Firenze è stato sempre considerato tra quelli all'avanguardia per i servizi telematici resi ai soggetti interni ed esterni del comparto Giustizia. Avevamo già presentato il progetto toscano in questo post.
Ancora una volta la magistratura e l'avvocatura fiorentina, grazie al concreto supporto avuto dalla Regione (che ha contribuito a pianificare e finanziare l'infrastuttura di rete), si mostrano più avanti rispetto a realtà di altri Fori d'Italia, pronti alla sfida del definitivo passaggio alle comunicazioni, alle notificazioni ed ai depositi degli atti processuali in forma digitale.


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Primo commento alla legge di conversione del Decreto “Semplifica Italia”

  venerdì 20 aprile 2012 - 10:25:30 | Eurolegal.it

La Legge 4 aprile 2012 n. 35, pubblicata sulla G.U. n. 82 del 6 aprile 2012, ha convertito con emendamenti il Decreto Legge 9 febbraio 2012 n. 5 (contenente “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”) di cui avevamo parlato qui e qui.
Un esauriente commento sulle novità in tema di e-Government e digitalizzazione della P.A. (con accenni anche ai futuri ed annunciati decreti "Digitalia" che dovrebbero dare concreta attuazione alle politiche di sviluppo del territorio con interventi su infrastrutture e sicurezza, e-commerce, e-gov/open data, informatizzazione digitale & competenze digitali, ricerca e innovazione, smart communities) è stato pubblicato su Altalex di oggi a firma di Maria Morena Ragone e Fabrizio Sigillò.
Auspichiamo che le nuove norme vengano immediatamente recepite ed attualizzate dalle Amministrazioni centrali e periferiche.

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La cerimonia di insediamento del Presidente del Consiglio di Stato Giancarlo Coraggio

  giovedì 19 aprile 2012 - 18:07:17 | Eurolegal.it


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Considerazioni sull'effettività di tutela nell'attuale sistema di giustizia amministrativa
Articolo di Francesco Volpe su http://www.amministrativistiveneti.it

  martedì 17 aprile 2012 - 14:12:05 | Eurolegal.it

1. -- L'esistenza di uno Stato di diritto è intimamente collegata all'esistenza di un sistema giustiziale capace di decidere anche nei riguardi dell'Autorità pubblica. Il concetto di diritto pubblico subiettivo, a ben vedere, s'incentra proprio sull'esistenza di questa specifica tutela, che è stata la vera novità delle rivoluzioni postilluministiche.
Di contro, la giustizia civile - e, entro certi limiti, anche quella penale - non è peculiare dello Stato moderno.
La prima, in particolare, era già stata ampiamente elaborata, con strumentari e criteri di applicazione assai sofisticati, dal diritto giustinianeo. Il diritto amministrativo, dunque, è la vera novità dello Stato di diritto, perché attraverso il principio di legalità -- che ne è componente strutturale, troppo spesso sottovalutata anche da alcuni dei più recenti Autori -- è assicurata ai cives tutela anche contro il potere pubblico, il quale, così, non è più legibus solutum. I mali del processo amministrativo italiano non sono però lievi; né il codice, a quelli, ha posto sostanziale rimedio.
2. -- Davvero esiste effettività di tutela quando il ricorrente deve affrontare costi di giustizia così elevati? Mi riferisco, in ispecie, alla determinazione del contributo unificato, che è eccessiva in sé e che è ancor più eccessiva visto che, ad onta del suo carattere "unificato”, il versamento deve essere ripetuto ad ogni motivo aggiunto. Da più parti si dice che il processo amministrativo, proprio in considerazione di tali circostanze, si sta trasformando nel processo della tutela delle posizioni imprenditoriali di rilevante interesse economico. Dette posizioni certo meritano piena tutela. Ma non minor tutela meritano le posizioni "bagatellari” che interessano i comuni cittadini: nei rapporti con l'Autorità non è lecito recitare il "de minimis”. Il carattere modesto o no di una controversia è, alla fine, soggettivo e parametrato alle disponibilità e alle esigenze dei singoli. Una controversia su un piccolo ampliamento edilizio o su una modesta espropriazione può avere, per chi ne è parte, lo stesso valore della controversia instaurata da chi si oppone all'illegittima aggiudicazione di un importante appalto.
Davvero esiste effettività di tutela, allorché le udienze di trattazione del merito non vengono fissate, sì da spingere i ricorsi verso la forca caudina della perenzione quinquennale? come è possibile che si imponga un nuovo onere di impulso, pena l'estinzione della lite, quando la mancata decisione non è circostanza addebitabile al ricorrente, sibbene all'inerzia dell'apparato giurisdizionale? quali sono i pensieri di quel ricorrente che, dopo cinque anni d'immota stasi, si sente riferire -- perché il processo non pure avanzi, ma solo sopravviva in quel coma letargico -- che occorre ripropor domanda?
Davvero esiste effettività di tutela, quando l'unica risposta che si è in grado di ottenere dal giudice in termini solleciti è quella cautelare, in cui, tuttavia, le ragioni di diritto sono fin troppo tangibilmente contaminate - attraverso l'esame del periculum in mora - dalle contrapposte esigenze di opportunità dell'Autorità?
Davvero esiste effettività di tutela quando la tutela risarcitoria nei confronti dell'Autorità è soggetta a termini di decadenza e ad adempimenti preclusivi o limitativi che non sono affatto richiesti quando a commetter illecito sia, invece, un comune cittadino?
Davvero esiste effettività di tutela quando i vizi effettivamente deducibili sono stati significativamente ridotti, ad opera dell'art. 21 -- octies della legge sul procedimento, sì che, complice anche il mai abrogato art. 6, legge 18 marzo 1968, n. 249, le uniche ragioni che di fatto possono essere fatte valere si riducono all'inesistenza dei presupposti di legittimità e all'evanescente controllo sul vizio sintomatico?
Davvero esiste effettività di tutela quando, con l'ampliamento delle figure di giurisdizione esclusiva, molte questioni sui diritti soggettivi sono state sottratte al sindacato alla Corte di cassazione e, quindi, al sindacato nomofilattico della stessa nonché ad un terzo grado di giudizio?
Davvero esiste effettività di tutela quando l'errore sulla giurisdizione non può essere sanato in sede di translatio ove, nel frattempo, siano decorsi i termini di decadenza per far valere l'azione davanti al giudice speciale?
Davvero esiste effettività di tutela quando il sistema istruttorio ha assunto, rispetto al passato, più accentuati caratteri dispositivi (art. 63, c.p.a.), sì da non compensare le difficoltà di acquisizione del materiale probatorio ad opera della parte privata, o quando viene riproposto il privilegio per la verificazione rispetto alla più imparziale consulenza tecnica?
3. -- Sin qui si è accennato solo a profili strutturali del processo. Altre cose, non meno note, si dovrebbero aggiungere quanto alle ricadute che derivano dalla particolare organizzazione del sistema giurisdizionale amministrativo.
I rilievi in merito alle modalità, pur conformi a legge, di selezione dei Consiglieri di Stato, ai difetti delle cause d'incompatibilità che li circondano, alla duplice veste che i magistrati amministrativi talvolta indossano (insieme di giudice e di autorevole consulente dell'Amministrazione, perché insediato nei gabinetti ministeriali o al vertice di vari uffici burocratici) sono troppo noti per essere qui richiamati.
Chiunque abbia una certa frequenza con le udienze di camera di consiglio, potrebbe, infine, testimoniare su una prassi applicativa che, nella realtà delle cose, non vede le due parti del processo titolari di una effettiva parità delle armi. Al ricorrente è richiesto, spesso, di fare, provare e dimostrare qualcosa di più del necessario; non sempre all'Amministrazione è richiesto di dimostrare appieno l'infondatezza delle contrapposte tesi.
4. -- Possiamo, dunque, dire di disporre di un sistema di giustizia amministrativa conforme alla modernità dei tempi e adeguato ai sistemi propri di uno Stato occidentale?
Ne dubito.
Temo, però, che lo stesso dubbio sia ormai diffuso anche tra i non operatori del diritto e, in genere, tra gli stessi cittadini se è vero - come è innegabile - che il contenzioso è, quasi ovunque, in precipitosa diminuzione.
L'assottigliarsi dei ruoli, a parer mio, non è affatto indice di benessere del sistema di giustizia amministrativa. Al contrario, esso è sintomo di patologia, perché sta ad indicare che il cittadino non ritiene più che il giudice amministrativo sia il soggetto idoneo a dirimere una controversia con l'Autorità. Se ne cava, così, che il cittadino, oggi più che nel passato, evita la costosa, lenta, perigliosa e incerta tutela avanti ai Tribunali amministrativi.
Chi si trovi in una posizione di un conflitto con un ente pubblico, accetta, assai spesso, di soccombere, senza volere o potere in alcun modo reagire. In tal caso il cittadino rinuncerà alle proprie pretese, che in tesi potrebbero pur essere giuridicamente fondate.

Ove si tratti di un imprenditore, questi distoglierà, probabilmente, il capitale verso un settore economico diverso da quello che ha originato il conflitto o, più semplicemente, manterrà le proprie risorse immobili, senza che se ne generi alcun vantaggio per l'intera società. Poco o nulla vale, infatti, il ritenere di aver ragione. Il rischio e il costo collegati al conflitto stesso sono ragione bastevole a dissuadere sia l'investitore italiano sia l'investitore straniero, specie ove quest'ultimo faccia paragoni con la diversa efficienza del proprio sistema di giustizia amministrativa.
In altri casi, sussistendo il conflitto, il privato cercherà una via diversa da quella giustiziale per comporlo. Si tratta, talora, di una via istituzionale, ma usata per scopi non sempre appropriati. In tal senso è sempre più evidente la spinta a rivolgersi alle magistrature inquirenti, anziché al giudice amministrativo, ipotizzando ovunque reati o illeciti contabili e invocando forme di tutela sanzionatoria forse efficaci, ma indirette. Sono sanzioni che si riflettono sul funzionario e non sull'ente e sono volte, per lo più, a praticare o a minacciar vendette. Esse non esprimono, invece, quelle mirate forme di tutela ripristinatoria e reintegratoria a cui dovrebbe sovrintendere il giudice amministrativo e che sono volte suum cuique tribuere.
In altre ipotesi ancora, sventuratamente, la soluzione del conflitto passa per vie meno istituzionali e, qualche volta, anche di malaffare.
Come avviene per l'acqua (che non ha forma, si adatta al contenitore e passa per ogni pertugio), così è anche per l'esigenza di giustizia: chi se ne sente privo ritiene anche di essere legittimato a tutto operare. Perché egli si reputa, in qualche modo, giustificato. Il difetto delle forme istituzionali di giustizia amministrativa finisce, così, per essere colmato da diversi e compensativi sistemi; alcuni apprezzabili, altri no.
Ecco, così, che non mi sento di condividere appieno gli ottimistici auspici, quali sono da taluno lumeggiati in questo primo mattino del codice di rito. Ma la speranza è una virtù teologale e non vorrei troppo voltarle le spalle. Mi auguro, così, che una più diffusa consapevolezza degli effettivi problemi del processo amministrativo possa, in un tempo non lontano, contribuire a risolverli.

(Fonte:http://www.amministrativistiveneti.it/index.php?option=com_content&task=view&id=525&Itemid=1)

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Liberalizzazioni e concorrenza: la posizione dell'AGCM

  martedì 17 aprile 2012 - 10:10:19 | Eurolegal.it

Di seguito la posizione espressa dal Presidente dell'Autorità Garante per la Concorrenza, Prof. Giovanni Pitruzzella, il 12 aprile scorso presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca “Giovanni Spadolini” del Senato:

Il settore delle professioni è rimasto all'Ottocento e gli Ordini hanno esaurito gran parte della loro funzione. Lo dice il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella. Non c'è alcun tono polemico nella parole del numero uno dell'Autorità garante della concorrenza. La sua è una semplice constatazione, si potrebbe dire una presa d'atto, che arriva al termine di un ragionamento in cui il numero uno dell'autorità che vigila sul mercato ribadisce la necessità di andare avanti con le liberalizzazioni, ma riconosce anche i passi avanti fatti negli ultimi mesi. «Credo che ci sia ancora da continuare su quella strada - spiega - però credo che il bicchiere sia mezzo pieno, non mezzo vuoto. Partendo da una situazione molto rigida, molte cose sono state fatte». Basta pensare all'abolizione delle tariffe minime, al via libera alla pubblicità e alle società di capitali fra i professionisti. Anche se certo il percorso non si può dire finito.
«Le liberalizzazioni sono oggi una necessità, se non altro perché la grande scommessa che abbiamo in Europa, e particolarmente in Italia, è come accoppiare delle politiche di stabilizzazione finanziaria con delle politiche per la crescita», osserva Pitruzzella presentando alla biblioteca Giovanni Spadolini del Senato il libro “Dinastie d'Italia. Gli ordini tutelano davvero i consumatori” (Università Bocconi Editore 2012, 160 pagg., 18 euro), a cura di Jacopo Orsini, giornalista del Messaggero, e Michele Pellizzari, economista dell'università Bocconi, pubblicato in collaborazione con la Fondazione Rodolfo De Benedetti.
Il dato di fatto da cui si deve partire, argomenta il guardiano della concorrenza, è che per stimolare la crescita servono riforme a costo zero. «Purtroppo non possiamo intervenire con la leva della spesa pubblica, possiamo solo ridurla e riqualificarla», aggiunge. Da qui la necessità di procedere con le liberalizzazioni e in particolare con quelle dei servizi professionali, che si possono fare senza spendere.
La concorrenza «fa bene all’innovazione in tutti i campi», dice ancora Pitruzzella. Non solo nella telefonia, per citare una caso “pluristudiato”, ma anche nel settore delle libere professioni. In Italia ci sono state politiche di liberalizzazione importanti promosse dall'Europa a colpi di direttive e regolamenti, come nell'energia e nel gas. «Al contrario - prosegue il numero uno dell'Antitrust - nel settore delle professioni non abbiamo avuto degli atti normativi che imponessero ai paesi europei forme di liberalizzazioni in questo campo». Che indubbiamente è rimasto indietro. «Probabilmente in Italia il settore delle professioni è quello che più è rimasto agganciato a modelli ottocenteschi di erogazione dei servizi. Non a caso si parla di professioni e non di servizi professionali quasi fosse una offesa per la categoria».
In Italia comunque non sono fermi solo gli Ordini. «Il nostro paese ha una società bloccata, non solo nelle professioni, ma anche in campo universitario e in molti altri settori», ammette il presidente dell'Antitrust. Per questo «dobbiamo rimettere in moto la mobilità sociale e soprattutto intervenire nel settore delle professioni regolamentate, che coinvolge più di un milione di persone. Questo può giovare anche in termini di efficienza e tutela del consumatore».
Gli albi dunque devono essere ripensati. E qui Pitruzzella per un attimo si rimette anche la casacca di avvocato, abbandonata nel novembre scorso dopo essere stato nominato Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. «Credo che gli Ordini abbiano esaurito gran parte della loro funzione. Potrebbero restare sul piano dell’aggiornamento professionale, eventualmente, ma non mi pare che le esperienze siano particolarmente brillanti. Sarebbe utile cominciare a ragionare, non dico da qui a domani, ma in prospettiva, su delle agenzie di valutazione a cui eventualmente il professionista si può iscrivere. In questo modo - è il ragionamento di Pitruzzella - ogni agenzia assicura all’esterno degli standard qualitativi che riguardano, badate bene, non soltanto il prezzo, ma anche il tipo di prestazioni». Il numero uno dell'Antitrust pensa ad «agenzie in concorrenza tra di loro che potrebbero essere utili anche al consumatore perché i professionisti che aderiscono sono valutati da quella agenzia e quindi hanno determinati standard qualitativi, prestazionali e reputazionali».
Senza dimenticare l'Università, «convitato di pietra di tutto questo discorso». «Lasciatemelo dire da professore universitario - afferma ancora Pitruzzella - stiamo rinviando sempre di più nel tempo la formazione degli studenti». Ecco perché è necessario valorizzare le norme che prevedono il tirocinio professionale all’Università. «Dovremo, con coraggio ma con capacità di innovazione - conclude il garante della concorrenza -, riflettere su come le Università possono inserirsi in questo processo di apertura e cambiamento di un settore decisivo per la nostra economia».

(Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=190775)

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