Il Governo vara il DL "Digitalia"

  sabato 06 ottobre 2012 - 18:36:07 | Eurolegal.it

Gli interventi contenuti nel DL "Digitalia" (approvato il 4 ottobre scorso dal CdM) affrontano anche il tema della lentezza dei processi; per rimediare al noto problema, nel provvedimento è stato introdotto l'obbligo di trasmissione dei documenti giudiziari per via telematica. "Tutte le notifiche dovranno essere fatte per via telematica, velocizzando notevolmente le procedure", ha detto il Ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi, ed ha aggiunto: "'nei procedimenti civili tutte le comunicazioni e notificazioni a cura delle cancellerie o delle segreterie degli uffici giudiziari verranno effettuate esclusivamente per via telematica, quando il destinatario è munito di un indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi ovvero quando la parte costituita in giudizio personalmente abbia indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere le comunicazioni e notificazioni relative al procedimento. La stessa procedura è prevista per le notificazioni a persona diversa dall'imputato, nell'ambito dei processi penali".
Le stesse modalità sono state previste per la Pubblica Amministrazione: il DL stabilisce infatti che le comunicazioni tra diverse amministrazioni pubbliche, così come tra P.A. e privati, dovranno avvenire esclusivamente per via telematica. L'inadempienza all'obbligo stabilito dalla norma comporterà una responsabilità dirigenziale e disciplinare in capo al personale pubblico inadempiente. Allo stesso modo, nel settore pubblico, tutte le certificazioni di malattia e di congedo parentale dovranno essere rilasciate e trasmesse per via telematica.

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Anche i giudici valutano incongruo il compenso liquidato in base ai "parametri"

  giovedì 27 settembre 2012 - 19:06:34 | Eurolegal.it

Il Tribunale di Cremona, in persona del giudice monocratico Dott. Giulio Borella, con una ben argomentata ordinanza del 13 settembre scorso, ha sollevato eccezione di legittimità costituzionale dell’art. 9 D.L. 1/2012, convertito con modificazioni dall’art. 1 della L. 27/2012, e del collegato D.M. 140/2012, nella parte in cui dispongono l’applicazione retroattiva delle nuove tariffe forensi anche ai processi in corso e all’attività già svolta ed esaurita prima della sua entrata in vigore, in relazione all’art. 3, 24 e 117 Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 6 Cedu, all’art. 5 trattato Ue e all’art. 296 Trattato sul Funzionamento dell’Ue e all’art. 6 Trattato Ue e per esso ai principi dello Stato di Diritto richiamati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta di Nizza.
A questo link il provvedimento per esteso.

Il Tribunale di Varese, in persona del giudice monocratico Dott. Giuseppe Buffone, con una altrettanto condivisibile sentenza del 26 settembre scorso (resa nelle forme dell'art. 281 sexies c.p.c.), ha invece ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del suddetto art. 9, nella parte in cui stabilisce che anche ai processi pendenti si applichino i nuovi criteri per la liquidazione delle spese processuali introdotti dal D.M. 140/2012, sostenendo che quest'ultimo (all’art. 1 comma VII) espressamente prevede che “in nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia nei minimi che nei massimi, per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa”; per cui, motivatamente, il giudice che reputi incongruo il compenso (in conseguenza dell’effetto retroattivo della nuova normativa) può disapplicare la nuova normativa e ricalcolare il compenso secondo i vecchi criteri, spiegando le ragioni per cui adotta la soluzione de qua; in tal modo le vecchie regole vengono assunte come canoni orientativi in ossequio ad una interpretazione adeguatrice secundum constitutionem.
Il testo è a questo link.

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Crollano ancora i redditi dichiarati alla Cassa di Previdenza Forense

  martedì 25 settembre 2012 - 10:53:49 | Eurolegal.it

Ancora una volta i dati delle analisi di Cassa forense sui redditi prodotti nel 2010 dai propri iscritti presentano “un pesante segno meno”. Dal 2007 al 2010 il valore reale del reddito ha registrato una flessione di oltre l’11%, passando da 54.180 a 47.822 euro. Sono aumentate anche le sperequazioni interne alla categoria: il 93,5% del reddito appartiene al 62,5% degli avvocati, mentre il restante 37,5 dichiara un reddito che non raggiunge i 16.000 euro l’anno.
Nel 2010, il reddito medio annuo degli avvocati iscritti a Cassa si è attestato sui 47.822 euro, un -2% rispetto all’importo del 2009, pari ai 48.805 euro. Il dato peggiora se si guarda al reddito medio annuo rivalutato, che ha perso il 3,5% passando da 49.586 euro del 2009 ai 47.822 euro dell’anno passato.
La fascia dei giovani (tra i 24 e i 29 anni) dichiara un reddito medio di circa 15.333 euro all’anno; mentre gli avvocati nella fascia tra i 60 e i 64 anni dichiarano un reddito medio di circa 102.364 euro all’anno. Le donne, poi, nel 2010 hanno registrato mediamente un reddito molto più basso degli uomini, 27.542 euro contro 62.583 euro.
Su base geografica, il reddito medio dichiarato dagli avvocati iscritti alla Cassa nel 2010 è di 59.863 euro al nord (62.349 euro nel 2009, un – 4%), 51.609 euro al centro (53.752 euro nel 2009, un – 4%) e 31.901 euro al sud (33.226 euro nel 2009, un - 4%). La regione con redditi maggiori è l’Alto Adige con 78.808 euro, quella con redditi minori la Calabria con 24.237 euro. Milano è la città con un monte redditi complessivo più alto (90.368 euro medie annue), ma registra un -0,6% rispetto al 2009 e un -8,3% nell’ultimo triennio. Stessa flessione presentano le altre metropoli: Roma 68.160 euro (-3,5%, -6,2% nell’ultimo triennio); Napoli 42.822 euro (-0,3%, -12,1% nell’ultimo triennio); Bari 32.979 euro (-2,8%, -8,1% nell’ultimo triennio).

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Le modifiche alla legge Pinto preoccupano la Direzione generale dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa

  giovedì 20 settembre 2012 - 17:45:04 | Eurolegal.it

Le modifiche alla legge Pinto introdotte dal DL 83/2012 convertito nella legge n. 134 del 7 agosto 2012 («Misure urgenti per la crescita del Paese») potrebbero non superare - all'atto pratico - il vaglio della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Esse infatti non incidono sulle cause dei ritardi dell’Italia nella liquidazione degli indennizzi.
La Direzione generale dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, in persona del Direttore Christos Giakoumopoulos, ha scritto all'Ambasciatore Sergio Busetto, rappresentante permanente dell'Italia, l’8 agosto scorso, una lettera che elenca i profili di maggior criticità. Si rileva innanzitutto la contrarietà alla giurisprudenza della CEDU dell’obbligo di attendere la conclusione definitiva del processo per presentare la domanda di indennizzo (la Corte di Strasburgo ha più volte sancito che la durata eccessiva del processo è una violazione continua e le vittime non devono attendere la fine del processo, potendo far valere il proprio diritto ad ottenere un indennizzo per la violazione subita nel momento in cui il procedimento ha superato la soglia di durata ritenuta ragionevole). In secondo luogo è criticabile l’automaticità del calcolo della durata eccessiva del processo. In base alle modifiche introdotte, un processo verrebbe considerato irragionevolmente lungo solo se supera la soglia dei sei anni, mentre la Corte ha più volte statuito che anche procedimenti di durata inferiore ai sei anni (a determinate condizioni) possono essere valutati troppo lunghi. Inoltre la Direzione generale dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa ha manifestato dubbi sul calcolo dell’indennizzo; esso, in base alle recenti modifiche introdotte alla legge Pinto, non potrebbe eccedere il valore dell’oggetto della causa, ma la CEDU ha più volte ricordato che questo è solo uno degli elementi da prendere in considerazione e non può costituire un limite di valore automatico.
Aggiungasi che sono totalmente contrari alla Convenzione Europea sui diritti dell'uomo il limite all’indennizzo alla parte che rifiuta il regolamento amichevole proposto dal giudice ed il limite al pagamento degli indennizzi nei limiti delle risorse disponibili (anch'essi introdotti dal DL 83/2012).
Alcuni commentatori già prevedono che queste difformità rispetto alla prassi giurisprudenziale della Corte di Strasburgo potrebbero provocare un incremento dei ricorsi alla Corte Europea (già attualmente inondata da oltre 8.000 ricorsi pendenti per le gravi inefficienze del sistema giustizia italiano).

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Il giorno delle elezioni dei delegati al XXXI Congresso Nazionale Forense

  giovedì 20 settembre 2012 - 15:20:44 | Eurolegal.it

Si sono tenute oggi, presso l'aula consiliare del COA di Bari, le elezioni dei delegati al XXXI Congresso Nazionale Forense che si terrà, il prossimo novembre, proprio nel nostro capoluogo di Regione. Una inaspettata affluenza di iscritti all'Ordine ha letteralmente stravolto la struttura organizzativa causando notevoli ritardi e lunghe e caotiche code per l'espressione del voto; a nostra memoria è la prima volta che, per le votazioni dei delegati ad un Congresso Nazionale, si riesca ad ottenere una così massiccia partecipazione di iscritti.
Non sono mancati purtroppo, anche in questa occasione, i disdicevoli "elementi di folklore" (da parte dei candidati alla carica di "delegato", assembrati nei pressi delle transenne per la loro campagna elettorale) che da un po' di anni contraddistinguono in negativo le elezioni forensi del Consiglio.

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