Le regole per l'invio dei dati all'INI-PEC

  venerdì 17 maggio 2013 - 17:33:09 | Eurolegal.it

Entro il prossimo 8 giugno gli Ordini ed i Collegi professionali dovranno inviare all'indirizzo PEC aggiornamento@cert.inipec.gov.it tutti gli indirizzi PEC dei professionisti iscritti.
Il 19 giugno sarà lanciato il portale telematico per accedere (senza necessità di autenticazione) all’elenco pubblico di indirizzi PEC, a partire da quelli iscritti ai registri delle imprese delle Camere di commercio e quelli in possesso degli Ordini e dei Collegi professionali.
Per agevolare il trasferimento dei dati in formato aperto (open data) in modalità telematica, è stato redatto un documento tecnico che descrive:
- formato e struttura del tracciato dati per invio/aggiornamento indirizzi PEC;
- modalità iniziale di invio e aggiornamento dati per l’indice INI-PEC.
A questo link la comunicazione sulla messa a punto dell’elenco INI-PEC ed a questo link le specifiche tecniche per l'alimentazione dell'elenco.

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Il dipendente pubblico non può svolgere l'attività di avvocato

  venerdì 17 maggio 2013 - 11:26:24 | Eurolegal.it

E' quanto stabilito dalle SS.UU. civili della Corte di Cassazione nella sentenza 16 maggio 2013 n. 11833 che ha ritenuto “di dover escludere una abrogazione tacita delle disposizioni della legge n. 339/2003 per effetto della normativa sopravvenuta” (nella specie l'invocato pacchetto-liberalizzazioni di cui al DL 138/2011 convertito dalla legge 148/2011), “per il rilievo decisivo ed assorbente di ogni altra considerazione che l’incompatibilità tra impiego pubblico part time ed esercizio della professione forense risponde ad esigenze specifiche di interesse pubblico correlate proprio alla peculiare natura di tale attività privata ed ai possibili inconvenienti che possono scaturire dal suo intreccio con le caratteristiche del lavoro del pubblico dipendente”. Si legge ancora nella sentenza: “La legge n. 339/2003 è finalizzata infatti a tutelare interessi di rango costituzionale quali l’imparzialità ed il buon andamento della PA. (art. 97 Cost.) e l’indipendenza della professione forense onde garantire l’effettività del diritto di difesa (art. 24 Cost.); in particolare la suddetta disciplina mira ad evitare il sorgere di possibile contrasto tra interesse privato del pubblico dipendente ed interesse della PA, ed è volta a garantire l’indipendenza del difensore rispetto ad interessi contrastanti con quelli del cliente; inoltre il principio di cui all’art. 98 della Costituzione (obbligo di fedeltà del pubblico dipendente alla Nazione) non è poi facilmente conciliabile con la professione forense, che ha il compito di difendere gli interessi dell’assistito, con possibile conflitto tra le due posizioni”.
Peraltro anche la “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense” (L. 247/2012), conferma l’operatività delle disposizioni che sanciscono l’incompatibilità tra impiego pubblico e professione forense. L’articolo 18 lettera d) prevede espressamente l’incompatibilità della professione di avvocato con qualsiasi attività di lavoro subordinato anche se con orario di lavoro limitato.

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Da respingersi la domanda di iscrizione nel registro delle imprese in caso di mancata comunicazione della PEC

  giovedì 16 maggio 2013 - 08:50:25 | Eurolegal.it

L'ufficio del registro delle imprese che riceve una domanda di iscrizione da parte di una società che non abbia indicato il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, in luogo dell'irrogazione della sanzione prevista dall'articolo 2630 c.c., dovrà sospendere la domanda per tre mesi, in attesa che essa venga integrata con l'indirizzo di PEC previsto dall'art. 16, comma 6-bis del D.L. n. 185/2008 convertito dalla L. n. 2/2009. Trascorso inutilmente tale periodo la domanda verrà respinta e considerata come non presentata.
E' questo quanto sostiene il Consiglio di Stato con il Parere n. 1714/2013 del 10 aprile 2013, divulgato dal Ministero dello Sviluppo Economico con la Circolare n. 3660/C del 24 aprile 2013.
Tale impostazione è oggi avvalorata anche dal disposto di cui all'art. 5 del D.L. n. 179/2012 convertito dalla L. n. 221/2012, nella parte in cui, dopo aver esteso l'obbligo di comunicazione della PEC alle imprese individuali, dispone che l'ufficio del registro delle imprese, che riceve una domanda di iscrizione da parte di una impresa individuale che non abbia indicato il proprio indirizzo di PEC, in luogo della sanzione, sospende la domanda per un massimo di 45 giorni; trascorso tale periodo, la domanda si intenderà non presentata.

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Confidi e fondi europei: strumenti per facilitare i finanziamenti all’attività dei liberi professionisti

  mercoledì 15 maggio 2013 - 20:31:21 | Eurolegal.it

L’accesso al credito è forse la questione attualmente più spinosa per professionisti e imprese. I giovani professionisti faticano a trovare finanziamenti per avviare uno studio, ma anche i professionisti già affermati devono fare i conti - è il caso di dirlo - con la difficoltà di incassare i compensi dai clienti e sempre più spesso devono affrontare questioni di liquidità.
La crisi economica, infatti, sta gravando pesantemente anche sui redditi dei professionisti. Lo dimostra il calo, negli ultimi anni, degli imponibili degli iscritti alle casse di previdenza degli Ordini, così come il ricorso sempre più frequente alla cassa integrazione da parte dei titolari degli studi professionali, fenomeni che stanno spingendo diverse Casse a valutare l’ipotesi di un sistema di ammortizzatori sociali. Un’esigenza basata anche su dati non confortanti: solo lo scorso dicembre, il rapporto sulla previdenza privata dell’Adepp, l’Associazione degli enti previdenziali privati, indicava che la spesa per le prestazioni assistenziali nel 2011 era stata di 340 milioni, pari a un +12,3% rispetto al 2010 (quantificabile in oltre 37 milioni di euro). Le Casse avevano poi potenziato l’assistenza sanitaria integrativa (+15,1%), quella per disabili e non autosufficienti (+41,4%) e i sussidi economici per stato di bisogno (+24,3%).

Un aiuto dall’Europa
Un segnale positivo è che, lo scorso gennaio, la Commissione europea ha approvato l’Action Plan che parifica alle Pmi i liberi professionisti, riconoscendo quindi il loro contributo alla crescita economica. Così facendo la Commissione europea ha ritenuto che debbano essere loro destinate delle apposite misure di supporto per favorirli nel mercato del lavoro (ad esempio, microcrediti). «Il futuro delle professioni è il tema strategico. Ce lo ha dimostrato l’Europa approvando l’Action Plan che considera, per la prima volta, le libere professioni un motore di sviluppo e quindi degne di sostegno al pari delle piccole e medie imprese. Ce lo impone la situazione del nostro Paese che vede milioni di professionisti registrare una depressione dei redditi del 20%, giovani che non riescono neppure ad affacciarsi nel mercato del lavoro o percepire per oltre dieci anni redditi che è offensivo chiamare tali» ha dichiarato Andrea Camporese, presidente dell’Adepp. È poi recente la notizia che la Commissione Europea ha disposto dei finanziamenti ad hoc per i liberi professionisti, tra cui misure specifiche pensate appositamente per i giovani professionisti under 40. In tal senso, alcune Regioni hanno già emanato dei bandi di finanziamento includendo tra i destinatari anche i liberi professionisti.

Lo strumento “Confidi”
Una buona notizia quindi per i giovani professionisti che, in attesa dei fondi europei, possono valutare anche l’ipotesi di rivolgersi ai Confidi (Consorzi di garanzia collettiva dei fidi), organismi di natura cooperativa o consortile nati per esercitare in forma mutualistica attività di prestazione di garanzia collettiva mirata a facilitare l’accesso al credito bancario. Fino a poco tempo fa, i Confidi erano previsti solo per le piccole e medie imprese. Oggi, a testimoniare il riconoscimento del ruolo dei liberi professionisti come motore economico, questa opportunità è aperta anche a loro: l’articolo 8, comma 12 bis del decreto legge 13 maggio 2011, convertito in legge n. 106 del 12 luglio 2011 (G.U. n. 160 del 12-11-2011), modifica la legge quadro sui Confidi consentendo anche ai liberi professionisti l’opportunità di partecipare o costituire propri consorzi di garanzia collettiva fidi.
A questo proposito stanno nascendo in Italia vari consorzi mirati al sostegno dei liberi professionisti. Tra questi, i due Confidi interregionali promossi da Confprofessioni (www.confprofessioni.eu), la Confederazione italiana delle libere professioni: Fidiprof Nord (con sede a Milano) e Fidiprof Centro Sud (con sede a Napoli), dislocati strategicamente per garantire una copertura su tutto il territorio nazionale, hanno l’obiettivo di predisporre una rete distributiva ul territorio, affinché i liberi professionisti possano aderire e ottenere la garanzia sui finanziamenti in tempi rapidi. I due Confidi promossi da Confprofessioni possono disporre di un capitale sociale di oltre 200 mila euro, ma sono allo studio anche intese con enti pubblici (come, ad esempio, Regioni e Camere di Commercio).
Confprofessioni ha costituito anche Federfidiprof (Federazione nazionale dei Confidi dei liberi professionisti) per rappresentare e tutelare gli interessi dei Confidi delle categorie professionali, in particolar modo rispetto alle novità normative che sono in fase di attuazione da parte del Ministero dell’Economia e della Banca d’Italia. Altro consorzio è Confidi Professionisti (www.confidiprofessionisti.it), che si rivolge esclusivamente ai professionisti, agli studi associati e alle società tra professionisti e che a marzo 2012 è stato iscritto dalla Banca d’Italia nell’Elenco Generale degli Intermediari Finanziari. Lo scopo di questo consorzio è di aiutare i professionisti a sostenere e pianificare le spese per lo studio, per l’attrezzatura, per gli eventuali collaboratori attraverso l’analisi dei costi materiali e immateriali e fornisce assistenza nella ricerca di prestiti per pianificare al meglio l’attività.

Fonte: http://www.diritto24.ilsole24ore.com/civile/civile/primiPiani/2013/05/confidi-e-fondi-europei-strumenti-per-facilitare-i-finanziamenti-allattivita-dei-liberi-professionisti.html

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L'AGCM si pronuncia a favore degli "abogados" e sanziona 5 COA

  mercoledì 15 maggio 2013 - 19:06:05 | Eurolegal.it

In aderenza alla sentenza della CGUE emessa dalla Seconda Sezione il 28 febbraio 2013 nella causa C-1/12 (di cui avevamo parlato in questo post), l'AGCM ha chiuso con una condanna l'istruttoria avviata nei riguardi di 5 COA circondariali (Civitavecchia, Latina, Tempio Pausania, Tivoli e Velletri).
L’istruttoria era stata aperta per assunte restrizioni all’accesso del mercato dei servizi di consulenza legale nei riguardi di alcuni avvocati di altri Stati dell’Unione Europea.
La delibera (adottata nell’adunanza plenaria del 23 aprile, depositata il 10 maggio e notificata ieri) ha sanzionato con 1000 Euro di multa i detti COA che, in violazione dell'art.101 del TFUE, avevano introdotto, tra il 2010 e il 2012, «ingiustificati adempimenti» per provare «l’imprescindibile presupposto dello svolgimento di attività professionale all’estero», oppure il superamento di prove attitudinali, colloqui nella lingua del paese di provenienza, o ancora una sovratassa ad hoc, fino ad arrivare in alcuni casi a veri e propri regolamenti restrittivi.
Ma quel che più conta è la qualificazione, ribadita anche dall'AGCM (oltre che, come detto, già dalla CGUE) della professione forense come «attività di impresa» e delle delibere dei COA come «deliberazioni di associazioni di imprese, qualificabili come intese anticoncorrenziali». L'obiter dicta ha risvolti rivoluzionari sul piano dell'ordinamento forense e della stessa natura della professione liberale di difensore e c'è da credere che i COA sanzionati impugneranno la decisione dell'AGCM dinanzi al TAR Lazio. Non è facile prevedere con che esito.

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