"Best practices" anche a Bari

  mercoledì 28 marzo 2012 - 18:29:28 | Eurolegal.it

Il Tribunale per i minorenni di Bari ha allestito una apposita stanza per gli ascolti protetti. Va riconosciuto il merito (oltre che, naturalmente, l'impegno e la sensibilità) al Presidente Dott.ssa Rosa Anna Depalo di aver così attuato (in tempi rapidi e nonostante obiettive difficoltà logistiche) il progetto, finanziato nell’ambito del Programma Operativo 2007-2013, di riorganizzazione dei processi lavorativi e di ottimizzazione delle risorse del suo Ufficio, progetto che era stato avviato con la lodevole iniziativa della Carta dei Servizi (ispirata alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27.1.1994 ed al Decreto Legislativo n. 286/1999) e con la pubblicazione in rete del bilancio sociale 2011 (in ossequio ai principi di trasparenza ed alle linee-guida di cui alla direttiva del 16.3.2006 della Presidenza del Consiglio dei Ministri).
E' la dimostrazione che, con buone pianificazioni e con buoni dirigenti, anche al sud possono essere utilizzati al meglio i fondi strutturali messi a disposizione dall'U.E. per la Giustizia e l'Innovazione.

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Ancora sulla responsabilità civile dei giudici per violazione manifesta del diritto

  mercoledì 28 marzo 2012 - 11:49:56 | Eurolegal.it

Avevamo trattato l'argomento sia qui che qui.
Ora vi proponiamo un saggio di Alessandro Pace, dal titolo "LE RICADUTE SULL’ORDINAMENTO ITALIANO DELLA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UE DEL 24 NOVEMBRE 2011 SULLA RESPONSABILITÀ DELLO STATO-GIUDICE" pubblicato sul n°1/2012 della rivista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti, che spiega approfonditamente come e perchè si è giunti alla condanna dello Stato Italiano nel giudizio C-379/10 promosso dalla Commissione Europea per violazione manifesta del diritto dell’Unione nell'attività interpretativa di un organo giurisdizionale interno.
L'autore, con magistrale chiarezza, illustra i due punti rilevanti della sentenza del 24.11.2011: secondo le due precedenti sentenze della CGUE (CGCE, 30 settembre 2003, Köbler/Repubblica austriaca, causa C-224/01 e CGUE, Grande sezione, 13 giugno 2006, Traghetti del Mediterraneo/Repubblica italiana, causa C-173/03) ciò che urta contro il diritto dell’Unione europea, dei precetti contenuti nell’art. 2 della legge Vassalli (L.117/1988), è:
1) che il danno risarcibile provocato da un giudice non possa derivare anche da interpretazioni di norme di diritto o da valutazioni di fatti e prove (comma 2);
2) che, in casi diversi dall’interpretazione di norme di diritto o dalla valutazione di fatti e di prove, possano essere imposti, per la concretizzazione della responsabilità dei giudici, «requisiti più rigorosi di quelli derivanti dalla condizione di una manifesta violazione del diritto vigente» (comma 1).

A proposito del comma 2 dell’art. 2 della l. n. 117/1988, la CGUE, accedendo alla tesi della Commissione Europea, ha ritenuto che in tale comma, diversamente da quanto sostenuto dallo Stato italiano, non sono previsti, relativamente all’«attività di interpretazione di norme di diritto», i limiti del dolo e della colpa grave presenti, invece, nelle diverse ipotesi disciplinate dai commi 1 e 3. Pertanto tale comma si risolve in una «autonoma clausola di esclusione di responsabilità» contrastante, come tale, con la sentenza "Traghetti" di cui vengono esplicitamente richiamati i punti 33-40.
Quanto al secondo punto, la CGUE, aderendo al rilievo della Commissione Europea secondo cui il comma 1 dell’art. 2 della l. n. 117/1988, «in casi diversi dall’interpretazione delle norme di diritto e dalla valutazione di fatti o prove», consente di invocare la responsabilità dello Stato italiano per violazione del diritto dell’Unione nei «soli casi di dolo o di colpa grave», ha contrapposto al comma 1 dell’art. 2 la propria risalente giurisprudenza sui requisiti necessari perché debba essere affermata la responsabilità civile di uno Stato per violazione del diritto comunitario (violazione di una norma giuridica preordinata a conferire diritti ai singoli, violazione sufficientemente caratterizzata, esistenza di un nesso causale diretto tra violazione e danno subito). E tali requisiti - aggiunge la CGUE ricollegandosi a quanto detto a proposito dei limiti che incontra l’attività interpretativa - valgono anche nel «caso eccezionale» in cui il giudice nazionale di ultimo grado «abbia violato in maniera manifesta il diritto vigente». Ebbene, a tali requisiti, necessari per il risarcimento del danno, gli Stati non possono aggiungerne altri più rigorosi, come invece ha fatto lo Stato italiano, il cui organo giurisdizionale nazionale di ultimo grado interpreta, per l’appunto, l’art. 2 commi 1 e 3 della l. n. 117 in termini non equivalenti alla «violazione manifesta del diritto vigente».
L'autore rileva che i precetti desumibili dalla recente sentenza della CGUE debbano essere intesi ormai come diritto positivo per il nostro ordinamento (a prescindere dall’esplicita ottemperanza, comunque dovuta, che ad essi darà il legislatore); per cui, d’ora in avanti, gli errori commessi nell’attività di interpretazione di norme di diritto comunitario e di valutazione del fatto e delle prove potranno dar luogo a responsabilità civile dello Stato, non essendo più l’art. 2 comma 2 applicabile nei giudizi in cui vengano in discussione norme di provenienza comunitaria. Parimenti, quanto alla concretizzazione della responsabilità dei giudici con riferimento alle ipotesi dell’art. 2 comma 1, la colpa grave dovrà equivalere alla «manifesta violazione del diritto comunitario».
Conclude infine l'autore ribadendo che questi principi dovranno poter valere anche per il nostro ordinamento in considerazione degli articoli 3 e 54 della Costituzione che sanciscono rispettivamente il principio della razionalità/ragionevolezza ed il principio dell’osservanza della Costituzione e delle leggi.

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L'OCSE predispone una strategia per lo sviluppo delle competenze

  martedì 27 marzo 2012 - 12:15:00 | Eurolegal.it

L'OCSE sta preparando la propria strategia per lo sviluppo delle competenze come fattore competitivo a livello globale.
Le competenze sono diventate la moneta globale delle economie del 21° secolo. Senza sufficienti investimenti in competenze le persone languiscono ai margini della società, il progresso tecnologico non si traduce in crescita della produttività ed i Paesi non possono più competere liberamente in una economia sempre più basata sulla conoscenza globale. Nel momento in cui crescono le disuguaglianze economiche e sociali ci si trova dinanzi ad una grande sfida; finalmente l'OCSE ha stabilito che efficaci politiche basate sulle competenze devono essere la risposta a questa grande sfida.
E' per questo che sta elaborando l'integrazione delle informazioni sulle competenze relative a diverse aree di lavoro (educazione, lavoro, sviluppo economico locale, fiscale, ricerca e innovazione) e sta cercando di utilizzare i risultati dell'elaborazione per produrre una nuova strategia delle competenze.
L'OCSE, in cooperazione con gli Stati membri e le parti sociali, individuerà e supporterà una serie di buone pratiche per il finanziamento di programmi di sviluppo delle competenze anche al fine di guidare i Paesi svantaggiati verso politiche migliori e migliori condizioni di vita.


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Vien da pensare che sia davvero il Governo dei "poteri forti"

  lunedì 26 marzo 2012 - 21:15:16 | Eurolegal.it

Con Decreto Legge 24 marzo 2012 n. 29 (in G.U. n. 71 del 24 marzo 2012) il Governo ha ripristinato le commissioni bancarie che erano state eliminate dal "Decreto Liberalizzazioni" (Decreto Legge 24 gennaio 2012 n. 1 convertito, con modificazioni, in Legge 24 marzo 2012 n. 27).
L’art.27 bis del "Decreto Liberalizzazioni", infatti, rubricato “Nullità di clausole nei contratti bancari”, sanciva la nullità di tutte le clausole comunque denominate che prevedessero commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido.
Il Governo però, accogliendo le proteste dei vertici dell'Abi (dichiaratisi pronti alle dimissioni), con il Decreto Legge 24 marzo 2012 n. 29 ha immediatamente modificato il suddetto art.27 bis, limitando l’ambito applicativo di tale norma alle sole clausole «stipulate in violazione delle disposizioni applicative dell'articolo 117-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, adottate dal Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio».
Dunque liberalizzazioni sì, ma non per tutti.
La voce.info, in questo articolo, riporta dati e grafici comparativi che evidenziano come in Italia vi siano tensioni più forti sul fronte delle condizioni bancarie applicate alla clientela ordinaria (imprese e famiglie) rispetto ai nostri diretti concorrenti europei, determinando così un ulteriore ostacolo alla già stentata ripresa economica del nostro Paese.

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Autolesionismo allo stato puro

  sabato 24 marzo 2012 - 17:31:09 | Eurolegal.it

Oggi, al congresso nazionale straordinario forense di Milano (a cui non hanno partecipato esponenti del Governo), si è avuta l'ennesima dimostrazione - in mondovisione! - dell'inutilità (se non addirittura della dannosità) di una rappresentanza di categoria poco "rappresentabile" (per età e modi) e per niente "rappresentativa" degli interessi e delle istanze dei 230.000 avvocati costituenti la "base" di questa nobile professione.
I commenti resi da chi ha partecipato, di persona o a distanza, all'evento "straordinario" che avrebbe dovuto testimoniare la forza, l'unitarietà e la compattezza del ceto forense, sono stati archiviati nella inesorabile ed incancellabile memoria della "social app" attualmente più di moda fra i giovanissimi colleghi (twitter) e testimoniano il fallimento definitivo dell'attuale sistema (che si continua eufemisticamente a definire "democratico") di elezione dei delegati e di redazione e presentazione delle mozioni.
Dopo quanto di grave accaduto oggi è facile prevedere che i nostri rappresentanti non saranno in grado di proporre alcuna seria autoriforma dell'ordinamento professionale ed il Governo avrà vita facile (ed un motivo in più) ad abolire del tutto, ad agosto, il sistema ordinistico (ormai - come oggi si è visto - non solo costoso per gli iscritti, ma autoreferenziale, non espressivo della migliore avvocatura ed inadatto ad assicurare effettività di tutela alla categoria).
Date le premesse, possiamo anche ipotizzare che, se il descritto scenario dovesse avverarsi, potrebbe non rendersi più necessaria l'organizzazione a Bari, a novembre, del congresso nazionale ordinario (per il quale - lo ricordiamo - l'Ordine di Bari ha stanziato in bilancio una previsione di spesa di circa 200mila Euro).

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