Elezioni suppletive 2013: le schermaglie continuano

  venerdì 07 giugno 2013 - 17:46:51 | Eurolegal.it

Di queste tormentate elezioni suppletive per il biennio 2012/2013 ne avevamo parlato anche noi del Laboratorio qui, qui, qui, qui e qui.
Ora apprendiamo dal sito dell'Ordine che, ancora una volta, c'è stato qualcuno, già noto fra i colleghi per aver avuto diverse stagioni da consigliere e presidente dell'Ordine (come può evincersi dalla pagina relativa alla memoria storica dei COA di Bari a questo link), che, non rassegnandosi alla decisione del Consiglio di dar seguito alla tornata elettorale, ha presentato ricorso al TAR Puglia per l'annullamento della delibera consiliare del 3.4.2013 di indizione di queste benedette/maledette elezioni suppletive.
Il COA di Bari si è affrettato a pubblicare sul sito istituzionale le proprie controdeduzioni e l'ennesimo parere rilasciato da un Dirigente del Ministero.
L'unica osservazione che ci viene da fare è che la scollatura fra "base" e "vertici" sta assumendo distanze siderali e l'ambizione di alcuni senatori si sta rivelando inenarrabile.

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Notifiche a mezzo PEC: per fortuna c'è chi guarda ai fondamentali!

  giovedì 06 giugno 2013 - 20:12:44 | Eurolegal.it

Iniziano a moltiplicarsi le pronunce di organi giurisdizionali sulle notificazioni a mezzo PEC ex lege 53/1994. Oltre alla sentenza 3 aprile 2013 n. 1756 del TAR Campania di Napoli, Sez. VI, se ne è occupato anche il TAR Lombardia di Brescia, Sez. II, nella sentenza 21 maggio 2013 n.476, il quale, richiamando Cass. Sez. lav. 4 luglio 2006, n.15251, ha giustamente osservato che la mancata indicazione, da parte del difensore autorizzato dal Consiglio dell’Ordine a norma dell’art.7 della L. 21.1.1994 n.53, del numero cronologico del proprio registro nella relazione di notificazione effettuata via PEC non costituisce omissione di un requisito indispensabile per il raggiungimento dello scopo di portare l'atto medesimo a conoscenza del destinatario.
Per fortuna c'è chi, al contrario di altri, guarda ai fondamentali!

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Il regolamento dell’organismo per la composizione delle crisi da sovraindebitamento istituito presso l'Ordine degli Avvocati di Bari

  giovedì 06 giugno 2013 - 17:01:32 | Eurolegal.it

Avevamo già dato la notizia in questo post. Ora l'Ordine degli Avvocati di Bari ha reso pubblico sul proprio sito istituzionale il regolamento dell’organismo per la composizione delle crisi da sovraindebitamento. L'O.C.C. istituito dall'Ordine di Bari è uno dei primi in Italia e darà attuazione alla legge n.3 del 27/1/2012, poi modificata dalla legge n.221 del 17/12/2012 di conversione del decreto-legge n. 179 del 18/10/2012. Ad esso potranno accedere non solo i piccoli imprenditori e gli imprenditori agricoli ma anche i professionisti intellettuali ed i consumatori finali che si trovino nell'impossibilità di onorare i propri debiti ragionevolmente assunti. La procedura consentirà ai creditori di essere soddisfatti in una certa percentuale (a stabilirsi caso per caso e classe per classe) ed al debitore di liberarsi da tutti i propri debiti in modo da poter ripartire da zero ed, eventualmente, intraprendere una nuova attività economica.

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Avvocati: la disaffezione agli studi di settore nasconde la povertà dei "marginali"
Articolo di Giuseppe Sileci su Guida al Diritto del 5.6.2013

  giovedì 06 giugno 2013 - 12:49:29 | Eurolegal.it

Dai dati, recentemente pubblicati dal Dipartimento delle Finanze, si evince che nel 2011 gli avvocati che hanno comunicato gli studi di settore sono stati 108.431. I ricavi medi dichiarati da questi contribuenti sono stati pari a 92.000 € mentre i redditi medi hanno sfiorato i 60.000 euro.
Esaminando più nel dettaglio i numeri, si scopre che ai 108.431 studi legali corrispondono 99.867 persone fisiche e 8.559 società di persone.
I professionisti che hanno esercitato in forma individuale hanno dichiarato redditi annui medi di poco inferiori a 48.000 € mentre le società di persone poco più di 184.000 euro.

Regime fiscale agevolato
Dalla differenza tra il numero degli iscritti agli albi (che nel 2010 - ultimi dati ufficiali di Cassa Forense - erano 218.974) ed il numero degli avvocati che hanno inviato gli studi di settore, si desume che ben oltre la metà dei legali ha optato per il regime fiscale agevolato, riservato dal legislatore anche agli esercenti un’arte o una professione che abbiano percepito compensi non superiori ad € 30.000 e, a decorrere dal 2012, modificato e limitato ad una più ristretta platea.
Questi dati, dunque, ci consegnano un realtà ben diversa da quella comunemente vulgata perché i redditi medi degli avvocati, se si considerano anche quelli dei contribuenti “minimi”, si attestano su livelli molto più bassi e proiettano l’immagine di un ceto professionale niente affatto agiato e privilegiato ma, semmai, impegnato quotidianamente in una competizione feroce e, in molti casi, in una lotta per la sopravvivenza.
Un ceto ben rappresentativo di quel popolo delle partite Iva, descritto da Dario Di Vico nel suo “Piccoli, la pancia del paese”, che svolge la propria attività in condizioni di assoluta marginalità al punto da essere stato definito “invisibile”.

La conferma nei dati della Cassa
D’altronde, si tratta di uno stato di difficoltà professionale che trova conferma non solo in una generalizzata flessione dei redditi dichiarati da tutti gli iscritti alla Cassa Forense (e che nel triennio 2008 - 2010 hanno subito una contrazione di oltre il 7%) ma anche nel numero di professionisti con redditi non superiori a 16.154,00 €: ben 98.621, quasi 40.000 dei quali neppure iscritti all’Ente di previdenza.
Ricavi talmente contenuti che non solo è lecito dubitare della possibilità di molti “addetti” di investire risorse nella propria formazione e nella struttura organizzativa, con intuibili conseguenze sul livello qualitativo medio delle prestazioni, ma anche della capacità economica, per molti, di ottemperare all’obbligo di assicurarsi per la responsabilità civile e di versare i contributi previdenziali (situazione destinata a peggiorare non appena quanti - oggi non iscritti alla Cassa Forense - saranno costretti ad aprire una posizione previdenziale per il solo fatto di essere già iscritti ad un albo).

Crescono le società di persone
I numeri del Dipartimento delle Finanze, però, fotografano anche una realtà molto meno nota ed ancora abbastanza inesplorata (l’Ente di previdenza, infatti, non pubblica in maniera aggregata i redditi degli studi associati): sono 8.559 le società di persone che nel 2011 hanno dichiarato redditi derivanti dall’esercizio della attività degli studi legali, con un incremento, rispetto alle 6.648 società dell’anno 2005, di quasi il 30%.
Segno, evidentemente, di un crescente interesse da parte della categoria verso forme associate di esercizio della professione che sino ad oggi hanno comunque stentato a decollare (complessivamente esse rappresentano meno del 4% del totale degli iscritti agli albi degli avvocati) per i limiti previsti dalla precedente legge professionale e per la inadeguatezza, molto probabilmente, dell’unico modello consentito, oltre alla associazione di persone, e cioè la società tra professionisti disciplinata dal decreto legislativo 96/2001.

Gli scenari della nuova legge professionale
Presto, però, gli scenari potrebbero cambiare radicalmente: la nuova legge professionale, infatti, contiene la delega al Governo per la disciplina dell’esercizio della professione forense in forma societaria, che dovrebbe essere esercitata entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della riforma (2 febbraio 2013) ma il cui termine, verosimilmente, non sarà rispettato.
Certo, i principi ai quali dovrà attenersi il legislatore delegato sono molto stringenti e non è facile prevedere se la società tra avvocati avrà maggiore appeal sulla categoria, tuttavia la introduzione nel nostro ordinamento della possibilità per i legali di esercitare la professione nella forma della società di capitali - sia pure con il mantenimento della responsabilità personale del socio professionista al quale sia stata affidata in concreto la esecuzione dell’incarico - potrebbe costituire un incentivo alla aggregazione e dunque al superamento di quel “nanismo” dimensionale che costituisce una delle più gravi debolezze dell’avvocatura italiana.

Fonte: http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/civile/primiPiani/2013/06/avvocati-piu-della-meta-sotto-i-30mila-euro-scatta-il-regime-fiscale-agevolato.html

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In G.U. il Codice di comportamento dei dipendenti della PA

  giovedì 06 giugno 2013 - 12:15:26 | Eurolegal.it

E' stato pubblicato sulla G.U. del 4 giugno 2013 n.129 il DPR 16 aprile 2016 n. 62, ovvero il Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici a norma dell'articolo 54 del D.Lgs. 30 marzo 2001 n. 165.
Il provvedimento, composto da 17 articoli, entrerà in vigore il 19 giugno e stabilirà i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti dovranno osservare nell'espletamento delle loro funzioni. La violazione dei detti doveri, compresi quelli relativi all’attuazione del piano di prevenzione della corruzione, è fonte di responsabilità disciplinare; è altresì rilevante ai fini della responsabilità civile, amministrativa e contabile ogniqualvolta le stesse responsabilità siano collegate alla violazione di doveri, obblighi, leggi o regolamenti ed è sanzionabile anche con la misura del licenziamento.

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